Musica Italiana

Gigolò

( Canta: Daniele Serra )
( Autori: Casucci - Frati - 1929 )

Ringrazio profondamente il mio carissimo amico Giovanni per avermi inviato questa bella canzone.
Russia, inizi del XX secolo. Lenin (Vladimir Ulianov) era un esponente della piccola nobiltà terriera che era diventato uno dei leaders del partito bolscevico. Egli sosteneva, al contrario di Marx, che la rivoluzione avrebbe avuto luogo nei paesi più arretrati e poveri per le insostenibili condizioni di vita dei lavoratori. Questa elaborazione del pensiero venne poi definito marxismo-leninismo. La nuova società nata dalla rivoluzione si sarebbe basata sulla dittatura del proletariato (cioè sul dominio di tale classe sociale sulle altre, che avrebbero finito con lo scomparire) e sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione. La collettivizzazione avrebbe dovuto riguardare anche le terre riscattate da milioni di contadini dopo l'abolizione della servitù della gleba. Quindi si prospettava una società senza proprietà privata, senza classi sociali e senza più religione. Durante l'inverno 1916-17 vi fu una dura carestia e molte città rimasero addirittura prive di generi alimentari. La fame provocò sollevazioni popolari e disordini. Nel febbraio 1917 violente dimostrazioni operaie contro il governo imperiale scoppiarono a Pietrogrado. Fu questa la prima fase della rivoluzione, la cosiddetta rivoluzione di Febbraio, che sfociò poi nella definitiva rivoluzione di Ottobre. L'imperatore Nicola II fu costretto ad abdicare a favore del fratello Michele, il quale tuttavia rifiutò di assumere il potere. Cessò così di esistere il grande impero degli Zar.


Chi riconosce nel mesto danzatore
l’ufficialetto protetto dallo Zar?
Del tabarin fu, in quel tempo, gran signore,
or, per mestier, le dame fa danzar.

Per la sua terra pugnò da valoroso,
ma quando ahimè la rivolta la straziò,
l’ufficialetto orgoglioso
divenne un gigolò.

Ridi gigolò, danza gigolò,
che per questo sei pagato,
oggi non sei più quel che un giorno fu
il bell’ussero adorato.

Tutto ormai crollò, lo splendor passò,
ma a che serve ricordare, taci a tutti
il dolor che ti spezza in petto il cuor,
sorridi e fa’ danzare!

Là dalla Russia sconvolta da quel dramma,
sopra una slitta di notte via fuggì
stringendo al seno la povera sua mamma
che nell’esilio triste lo seguì.

Quale contrasto tra oggi ed il passato!
Nei tabarin ove prima egli regnò,
la notte or passa svogliato
da umile gigolò.

Ridi gigolò, danza gigolò,
che per questo sei pagato,
oggi non sei più quel che un giorno fu
il bell’ussero adorato.

Tutto ormai crollò, lo splendor passò,
ma a che serve ricordare, taci a tutti
il dolor che ti spezza in petto il cuor,
sorridi e fa’ danzare.

Ridi gigolò, danza gigolò,
che per questo sei pagato,
oggi non sei più quel che un giorno fu
il bell’ussero adorato.

Ridi gigolò, danza gigolò,
non si cambia il tuo destino,
se finì il tuo splendor,
ti rimane un gran tesor:

L’amor della tua mamma